11/02/2012
I bambini stranieri cittadini onorari
Il 17 marzo p.v. Il sindaco del comune di Montescudaio in provincia di Pisa consegnerà la cittadinanza onoraria a undici bambini e ragazzini stranieri nati in Italia e residenti nel comune. Il consiglio comunale ha già deliberato in merito e la festa di consegna del documento di Cittadino Onorario avverrà nei locali dell'Istituto Comprensivo Griselli che quest'anno ho il compito di dirigere in reggenza. La proposta del sindaco Pellegrini è bellissima a mio parere per due motivi: il primo riguarda l'ambito del diritto dei minori nati in Italia di diventare cittadini Italiani sin dalla nascita. Perché ciò non é possibile? perché ci sono ancora persone e partiti resistenti a far si che un giovane nato nei nostri ospedali, che ha frequentato le nostre scuole, che ha giocato a calcio nei nostri campi sportivi accanto sempre ai nostri figli debba aspettare il diciottesimo anno di eta' per diventare cittadino italiano a tutti gli effetti? Sarebbe un grande esempio di cultura democratica se il parlamento italiano votasse una legge per favorire l'applicazione di un diritto e bene fa allora il Sindaco di Montescudaio a sollecitare attenzione, riflessioni, impegni dei politici di tutte le aree. E' un atto politico quello del Comune e un atto di applicazione della democrazia. E bello sarebbe che molti altri Sindaci seguissero il suo esempio costruendo una rete di sostegno al diritto di cittadinanza.
Il secondo motivo per cui sostengo la scelta del comune di Montescudaio é l'aver messo al centro di un atto politico i bambini e le bambine. In genere la cittadinanza onoraria viene data a persone che hanno fatto qualcosa di particolare per quel territorio e quasi sempre sono persone adulte; in questo caso sono i bambini e le bambine ad essere protagonisti in prima persona, sono al centro dell' attenzione degli adulti per un atto positivo che aiuterà noi adulti a riflettere. La scuola, che é luogo educante, sta al fianco di questa scelta e insieme al sindaco organizzerà la festa della consegna della cittadinanza onoraria.
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10/02/2012
Si agli istituti comprensivi
Ho accolto con favore l'obbligo per le istituzioni scolastiche italiane di riunire in istituti comprensivi le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado. La ritengo una grande scelta pedagogica che carica le scuole di maggiore responsabilità nei confronti dei ragazzi e delle famiglie e nello stesso tempo obbliga i tre ordini di scuola a costruire veri percorsi di continuità educativa e di scelte culturali condivise. Queste mie convinzioni sono il frutto dell'esperienza maturata sul campo in quanto sono ormai 12 anni che dirigo un istituto comprensivo e vedo i punti di forza del lavoro fatto in continuità fra gli ordini di scuola.
E' evidente che il primo lavoro utile da fare per costruire la comunità degli adulti é la formazione comune di tutti gli insegnanti e la costruzione condivisa di una idea di scuola e di bambino/ragazzo che vogliamo aiutare a crescere. Senza un 'pensiero culturale e pedagogico condiviso' l'istituto comprensivo è solo la somma di più ordini di scuola che fanno attività separatamente e che si ritrovano solo in occasione di alcune riunioni collegiali. Condividere, cooperare, dialogare, progettare, verificare e documentare sono azioni della quotidianità se vogliamo che i nostri ragazzi acquisiscano competenze e sviluppino comportamenti nonviolenti. Ho sentito e letto articoli di pareri fortemente contrari alla nascita degli istituti comprensivi soprattutto perché vengono letti come perdita di posti di lavoro e razionalizzazioni selvagge del territorio. E' certo che se gli adulti che hanno il compito di decidere (amministratori e dirigenti) fanno un lavoro esclusivamente di razionalizzazione senza coinvolgere gli insegnanti nella costruzione di una nuova entità scolastica completamente diversa dalle precedenti si trovano davanti sospetti e rabbie che non favoriscono il dialogo e la collaborazione. I genitori stessi dovrebbero essere informati e coinvolti perché sono una risorsa importante e positiva in quanto auspicano per i loro figli percorsi in continuità. 14 anni fa la provincia di Pisa propose il raggruppamento di tutte le scuole di base in istituti comprensivi e l'anno 2000 vide la nascita di nuovi istituti in tutte le aree territoriali accompagnate sicuramente da qualche spostamento di dirigenti e direttori amministrativi e da qualche polemica (poche per la verità). Oggi siamo soddisfatti di lavorare in istituti comprensivi e nessuno tornerebbe indietro, molti non sarebbero più capaci di pensare la scuola con organizzazioni diverse perché il percorso e la crescita professionale di dirigenti e docenti é stata notevole. E sono molte le esperienze che potremmo raccontare a cominciare dalla costruzione dei curricoli e dalla scelta delle competenze in uscita per ogni ordine di scuola. Di buone pratiche realizzate negli istituti comprensivi tornerò ancora a parlare.
17:27 Scritto da: d-pampaloni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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02/02/2012
non raccontiamoci storie
In questi giorni sta partendo il progetto sperimentale voluto dalla Regione Toscana e dall'Ufficio scolastico regionale che amplia le attività a sostegno dei ragazzini diversamente abili (ore aggiuntive del docente di sostegno, ore aggiuntive dei docenti di classe, attività di laboratorio, formazione per docenti e personale ata). Un impegno finanziario ed organizzativo non indifferente che vuol dare una prima importante risposta al taglio dei posti fatto dalla ministra Gelmini. Ringrazio di questa attenzione il Presidente della Regione Toscana, l'assessore all'istruzione e la dirigente dell'ufficio scolastico regionale toscano.
Voglio però rendere pubblici alcuni pensieri per sollecitare riflessioni e stimolare cambiamenti. L'inserimento dei ragazzi diversamente abili nelle scuole di ogni ordine grado, pur essendo una grande scelta di civiltà della nostra Italia, ha bisogno di far emergere i punti di debolezza se vogliamo davvero rispondere ai diritti dei bambini e delle loro famiglie. Primo punto: i docenti di sostegno: sono pochi coloro che hanno titoli specifici frutto di un lungo percorso di formazione; spesso sono docenti in esubero su cattedre di altre displine che hanno optato, per lavorare, di occuparsi dei ragazzi diversamente abili. Anche se sono persone disponibili e attente non conoscono le caratteristiche specifiche delle diverse tipologie di handicap e fanno fatica ad operare con ragazzini che richiedono metodologie particolari. C'é bisogno di formazione. Secondo punto: il numero dei ragazzi per classe : con 25/26 ragazzini per classe, con un unico docente senza ore di compresenza non è possibile fare un'attività personalizzata e questo vale per i ragazzini diversamente abili nelle ore in cui non c'è il docente di sostegno ma anche per tutti gli altri bambini che hanno bisogno di attività individualizzate; a meno che...... (ma di questo parlerò un'altra volta). Terzo punto: il tempo scuola: ridurre il tempo scuola a 27/24 ore vuol dire decidere di ridurre gli apprendimenti di tutti i ragazzi e soprattutto di tutti i bambini che al contrario hanno bisogno di tempi lunghi per apprendere. Questo era chiaro nelle scelte del governo precedente e mi auguro che questo governo inverta la tendenza. I bambini hanno bisogno di scuole dai tempi lunghi. Quanto sopra vale, a parer mio per i ragazzini con handicap lieve, perchè coloro che hanno certificazioni di gravità, oltre agli aspetti sopra ricordati, hanno bisogno di un progetto di vita che coinvolga famiglia, scuola e servizi del territorio. Stare cinque, sei, sette ore a scuola ogni giorno magari in una stanzina da solo con personale volontario delle associazioni o educatori forniti dai servizi asl o peggio nei corridoi con i custodi risolve solo il problema di " come badarli" e non di come aiutarli a crescere. Spesso la scuola nella forma del "badantato" risponde ad una necessità delle famiglie ma non a quella di un progetto di vita che coinvolga scuola ed extrascuola, servizi educativi e servizi sociali. Per questo dico "non raccontiamoci storie" facendo vista di non vedere e di non sapere. Serve invece un'attenzione particolare delle istituzioni del territorio - magari riunite in rete - proprio ai casi di gravità che mobilitano intorno a loro tante risorse spesso con scarsi risultati. Si può e si deve fare meglio ma bisogna raccontarci la verità senza ipocrisie e fraintendimenti.
21:34 Scritto da: d-pampaloni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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