11/05/2012

Bambini per aria

Questo é il titolo dello splendido libro che Sandra Nencioni ha scritto e che stasera ho presentato insieme a lei nella biblioteca di Calcinaia accompagnate da due simpatici e bravi attori di teatro: Cecilia e Mario che sono anche due docenti delle scuole del comune.
Il libro narra la storia della relazione di un ragazzino con disturbi specifici di apprendimento con la maestra e la mamma mettendo a nudo i punti di debolezza della scuola e della famiglia attuale.
Atteggiamenti e comportamenti degli adulti sono messi sotto la lente di ingrandimento da un bambino sensibile, attento, intellettualmente vivace ma con delle difficoltà "a trovare le parole giuste". Il libro va letto perchè é profondamente positivo e da' risposte possibili a situazioni critiche.
Nel dibattito con i tanti docenti e i diversi genitori presenti è venuta immediatamente fuori la situazione di quasi paralisi della scuola italiana che in questi anni ha avuto tagli, discredito sociale, indifferenza da parte della politica governativa. Ebbene, pur consapevole di questa situazione faticosa ho risposto con forza che una nuova scuola é possibile anche oggi, anche in queste condizioni sociali e politiche ed ho fatto arrabbiare diversi docenti che si sono sentiti colpiti in prima persona.
Le esperienze a cui mi sono riferita riguardano l'intera scuola italiana e non certamente quella della scuola del comune che ci ospitava ma onestamente ho registrato, qui come da altre parti, la difficoltà a mettersi in discussione come professionisti riflessivi assumendo al contrario atteggiamenti di colpevolizzazione di altri esterni da noi.
Sono fermamente convinta che si può fare una buona scuola per i bambini collaborando con le famiglie anche a queste condizioni sociali purché si abbia voglia di mettere i bambini e le bambine al centro del nostro lavoro con i loro diritti e i nostri doveri. Per fare una buona scuola serve innanzitutto un docente motivato, preparato culturalmente che abbia voglia di fare ricerca con i bambini, che insieme a loro costruisca percorsi di apprendimento, che condivida regole e procedure, che ascolti quello che i bambini ci dicono, che si confronti con correttezza e chiarezza con i genitori, che apra le porte alle famiglie ed esca dal guscio stretto stretto dell'aula. Si può fare una buona scuola cercando di non riempire quaderni di fotocopie ma organizzando percorsi di apprendimento personalizzati, facendo lavorare in forma costante i ragazzini in gruppo, a coppie, non addestrandoli alle prove invalsi e sostenendole senza timori e insicurezze, riempiendo le aule di materiali stimolanti piuttosto che di stereotipi e tanto altro ancora. Una scuola così si può fare e sicuramente risulterebbe molto utile alla crescita intellettuale, affettiva e sociale dei ragazzini di oggi anche e forse soprattutto a quei bambini che gli insegnanti definiscono "difficili".

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04/05/2012

Dei diritti e dei doveri

Questa sera alla trasmissione otto e mezzo l'oncologo Umberto Veronesi ha affermato che l'ospedale del futuro dovrebbe avere al centro il paziente piuttosto che il medico. Se penso alla scuola credo che dovremmo affermare lo stesso concetto: i bambini e le bambine al centro del lavoro degli adulti e non i docenti. Sono sempre stata convinta pero' che se gli adulti stanno bene a scuola i bambini ne avrebbero guadagnato in termini di relazioni affettive, di serenità del clima nella classe e nella scuola e di tutto quello che ne consegue in termini di atteggiamenti e comportamenti positivi. Tutto questo dovrebbe essere guidato dal forte senso di responsabilità che gli adulti educatori dovrebbero avere quando decidono di stare vicino ai ragazzi e soprattutto quando esprimono una valutazione sui comportamenti responsabili dei ragazzi.
Ebbene, comincio ad usare i verbi al condizionale perché non sono più certa che tutti gli adulti che vivono nella scuola esercitino il valore della responsabilità che dovrebbe essere essa stessa educante. E faccio un esempio preciso e circostanziato che esplicita il mio pensiero.
Fra pochi giorni saranno somministrate nelle classi della scuola primaria e della scuola secondaria le "prove Invalsi" secondo un calendario definito da tempo dal ministero dell'istruzione. Negli stessi giorni una organizzazione sindacale ha promosso lo sciopero di ogni ordine di scuola contro la somministrazione delle stesse prove. E fin qui niente da eccepire: lo sciopero é un diritto di ogni lavoratore che può esercitare liberamente nel rispetto delle proprie convinzioni. I docenti che hanno chiaro che gli interlocutori non sono i bambini e le loro famiglie ma altri soggetti (i decisori politici contro i quali viene indetto lo sciopero) comunicano responsabilmente le loro scelte e di conseguenza l'ufficio può mantenere aperta la scuola se nessuno fa sciopero oppure chiuderla se la maggioranza delle persone aderisce alla manifestazione di sciopero. Sono entrambi atti chiari di consapevolezza e di scelta individuale e/ o di gruppo che meritano rispetto. Non è così pero' per coloro che trincerandosi dietro alla libertà di non esprimersi lasciano nell'incertezza l'ufficio di direzione e le famiglie creando spesso un disservizio andando a ledere il diritto all'istruzione (io aggiungo di qualità) dei bambini e dei ragazzini. Spesso, non sempre per fortuna, chi non assume responsabilmente una decisione precisa ma anche la convinzione che i bambini stanno al centro del nostro lavoro di educatori, sono coloro che poi non aderiscono agli scioperi indetti e si ritrovano al lavoro con pochi bambini presenti a scuola. Chi mettono in difficoltà queste persone? I decisori politici o i bambini e le famiglie?
Credo che ormai sia giunto il tempo di denunciare con forza questo tipo di comportamenti che personalmente definisco poco saggi e poco responsabili e soprattutto poco adatti ad adulti che esercitano pratiche di valutazione su altri soggetti. Hanno mai provato questi docenti ad autovalutarsi con onesta' intellettuale pensando anche al diritto dei ragazzini all'istruzione?
Corro il rischio con queste affermazioni di essere considerata autoritaria e complice del sistema ma io so e molti sanno che alle prime e molte manifestazioni contro la distruzione della scuola pubblica io c'ero e la mia battaglia di cittadina italiana oltreché di professionista della scuola é quella di impegnarmi per offrire a tutti i ragazzini e le ragazzine ogni giorno la scuola pubblica di qualità.

23:02 Scritto da: d-pampaloni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

09/04/2012

Non si può morire di fame

Ho appena finito di leggere il libro "il vento caldo dell'Africa" pubblicato dalle edizioni EMI e scritto da un mio amico vicesindaco della mia città. Ovviamente non racconto il romanzo che deve essere letto perché piacevole ma i pensieri che queste storie hanno suscitato in me che insieme a questo mio amico ho viaggiato in Burkina Faso Di quel viaggio ricordo soprattutto i bambini e le bambine: quelli dell'orfanotrofio gestito con il ricavato della vendita delle pizze della vicina pizzeria, quelli nella scuola inaugurata in uno sperduto villaggio nella savana, quelli in giro per le strade a chiederti qualche oggettino di qualsiasi genere purché donato, e quelli in braccio alle mamme che li stavano allattando in qualunque posto si trovassero.
Ieri poi, il telegiornale di Sky ha lanciato un appello dell'Unicef: milioni di bambini nel mondo muoiono di fame perché la grande siccità di cui soffrono le regioni del Sahel africane non permette la produzione di alimenti essenziali alla sopravvivenza. Fra queste regioni c'é anche il Burkina Faso e le regioni desertiche del sud dell'Algeria dove vivono in campi profughi migliaia di bambini Saharawi.
Sono stata per una missione umanitaria in visita a questi campi appena sei mesi fa e la preoccupazione che mi sono portata dietro, per la prima volta a dire la verità anche se vado nei campi profughi da ormai quasi 20 anni, é che ho visto bambini malnutriti a cui veniva data una alimentazione integrata finanziata da un progetto della comunità europea proprio per sconfiggere la carenza endemica di alimenti. E poi i sindaci di quelle daire e il governatore della provincia di Auserd che hanno chiesto ripetutamente di finanziare "una piccola colazione ogni giorno per i bambini che vanno alle scuole dell'infanzia": cioè ancora una volta bambini che non hanno da mangiare, che sono malnutriti e che possono morire di fame ( la' dove non arrivano gli aiuti umanitari).
Ecco perché, al ritorno dalla missione umanitaria nei campi Saharawi, ho lanciato un nuovo progetto rivolto soprattutto ai bambini delle nostre scuole che in tema di cibo hanno molto, forse anche troppo, chiedendo di partecipare con un piccolo contributo volontario al progetto "la colazione per tutti". I soldi raccolti saranno consegnati ai sindaci che penseranno a far arrivare alle scuole i cibi per la colazione dei bambini (spesso l'unico pasto della giornata). Coloro che vogliono aderire, sia con progetti collettivi che singolarmente possono fare riferimento sia a questo blog, sia all'indirizzo email dell'istituto comprensivo G.Mariti di Fauglia -PI. (direzione@iscomar.it)

10:54 Scritto da: d-pampaloni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook